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Sulla stessa barca

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Giovedì 21 marzo, presso il Club Amici del Cinema di Genova (Via Carlo Rolando, 15), alle 18.30, verrà proiettato il documentario  ”Sulla stessa barca“, di Stefania Muresu.

Il film che raccoglie le testimonianze e le storie di vita e di viaggio in un centro d’accoglienza sardo sarà presentato dall’autrice.

“Sulla stessa barca” è stato presentato in world premiere al Festival Visioni dal Mondo – Immagini dalla realtà a Milano nell’ottobre 2017, e in diversi festival in Italia, tra cui IsReal – Festival del Cinema del Reale, Sguardi Altrove – Internation Women’s Film Festival e Diritti a Orvieto.

Grazie alla selezione al Global Migration Film Festival, promosso dall’IOM, Organizzazione Mondiale delle Migrazioni, il film ha avuto nel dicembre 2018 una distribuzione in paesi di tutto il mondo grazie a una rete civile e di associazioni in Libano, Ungheria, Russia, Turchia, Canada, Georgia, Bulgaria, Indonesia.

Il trailer del film è disponibile all’indirizzo: https://vimeo.com/258696240

La regista Stefania Muresudel collettivo di fotografia, film e ricerca visuale “4caniperstrada” (www.4caniperstrada.org) nonché coaturice, con  la prof.ssa Annalisa Frisina, di un recente articolo sul tema del cinema partecipativo, (https://www.mdpi.com/2076-0752/7/4/101), sarà ospite del Laboratorio di Sociologia Visuale, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione nella mattinata di venerdì 22 marzo dalle ore 10:30 per un confronto aperto sulla realizzazione del documentario.

 

Solidarietà alla solidarietà

Due giorni fa, il 13 marzo, sette persone della rete di solidarietà ai migranti della Val Roja, vicine all’associazione Roya Citoyenne, dopo una perquisizione nelle loro case sono state arrestate e poste in custodia cautelare.

Non sono ancora chiare le circostanze dell’arresto, in ogni caso legate all’assistenza e all’aiuto alla circolazione di persone in situazione irregolare. Tre dei sette sono stati rilasciati tra ieri e oggi, gli altri cinque rimangono in arresto.

In attesa di capire gli sviluppi del procedimento e dell’eventuale inchiesta giudiziaria sui cittadini della Val Roya, esprimiamo la nostra solidarietà a Suzel, René, Charlie, Alain, Catherine.

 

Il y a deux jours, mercredi 13 mars, sept personnes du réseau de solidarité aux migrants de la Vallée de la Roya, proches de l’association Roya Citoyenne, ont été arrêtées et placées en garde à vue après une perquisition de leur domicile.

Les circonstances de l’arrestation ne sont pas encore claires, dans tous les cas liées à l’assistance et à l’aide à la circularion de personnes en situation irrégulière. Trois des sept ont été libérés entre hier et aujurd’hui, les autres cinq sont toujours en état d’arrestation.

En attendant de comprendre l’évolution de la procédure et l’eventuelle enquête judiciaire sur les citoyens de la Vallée de la Roya, nous exprimons notre solidarité avec Suzel, René, Charlie, Alain, Catherine.

A proposito di spazi autogestiti in Università

Una lettera aperta nata dalla comunità accademica genovese (personale amministrativo, docenti, ricercatori, dottori, dottorandi, ecc.) a sostegno delle esperienze di autogestione e creatività culturale in Università.

Per adesioni inviare una mail a: laboratoriosociologiavisuale@gmail.com

Qui il testo completo della lettera: lettera-spazi_17_1

 

 

Genere e frontiere. Criminalizzazione delle donne in transito

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Giovedì 10 gennaio, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova dalle 10.30 alle 13 (Aula 4C4), Pinar Selek, sociologa, scrittrice e attivista, presenterà il suo lavoro ricerca sulla frontiera franco-italiana di Ventimiglia, con un seminario dal titolo “Genere e frontiere. Criminalizzazione delle donne in transito”.

Nel suo lavoro, focalizzato sulle nuove migrazioni femminili, spesso invisibilizzate nella rappresentazione dominante, la ricercatrice dell’URMIS (Unité de Recherche Migrations et Societé) riflette sulla riproduzione delle gerarchie tra i sessi in funzione dell’appartenenza nazionale, della generazione, della situazione familiare e della categoria socio-professionale e mette in evidenza gli effetti della chiusura delle frontiere sulle donne migranti, sottolineando come avviene la loro criminalizzazione e il ruolo svolto dalle retei clandestine legate al lavoro domestico e all’industria del sesso.

Per un approfondimento del tema: cliccare qui.