Ricerca

La pratica della nostra ricerca si fonda su tecniche qualitative, attraverso l’approccio etnografico e l’uso dell’audiovisivo.

La telecamera interviene nell’osservazione partecipante, nelle interviste, nella ricerca-azione.

Attraverso un rapporto orizzontale e dialogico con i soggetti della ricerca cercheremo la costruzione di uno spazio terzo – il testo visivo – tra soggetto che studia e soggetto studiato.

Migrazioni
Come spiegare la contemporaneità senza assumere il carattere meticcio della società in cui viviamo?

Studiare le migrazioni significa non solo interrogarsi sulle trasformazioni della vita quotidiana indotte dal movimento di persone, segni ed immaginari, ma anche riflettere sull’effetto specchio di questa presenze: i migranti parlano di noi, dei nostri modi di recepire, incontrare, segregare, assimilare, temere, neutralizzare l’altro, parlano di come una società pensa se stessa attraverso i dispositivi della paura, del desiderio, dell’utilità economica.

Volevamo braccia, ma sono arrivate persone: è in questa contraddizione di un fenomeno pensato come contingente e divenuto strutturale che risiede uno spazio possibile per ripensare la cittadinanza oltre il mito delle appartenenze nazionali.

Genere
Non si nasce né donne né uomini, lo si diventa. Siamo tutti educati a interpretare un ruolo. Vogliamo disvelare il genere come costruzione culturale oltre il dato biologico. La disuguaglianza di genere è da un lato rimossa e dall’altro permanentemente sovraesposta e naturalizzata.

L’asimmetria nei rapporti di potere tra uomini e donne si riflette costantemente sul piano simbolico e nelle pratiche sociali, generando conseguenze dal punto di vista dell’identità, della rappresentazione, della cittadinanza.

Quali sono gli effetti del dominio maschile in termine di violenza, discriminazione e interiorizzazione di uno statuto subalterno? Come può la sociologia visuale contribuire a una rottura della maschilità egemonica nei confronti di donne, uomini, omosessuali, trans, e contemporaneamente produrre immaginari altri sui generi, sui corpi e sulla sessualità?

Corpo
Il corpo è un testo, è linguaggio, è il territorio dove si esercita in controllo e il potere, ma è anche spazio di negoziazione di soggettività.

Embodiment è il concetto che esprime bene come la cultura diventi natura attraverso il corpo, e come questa naturalizzazione ci impedisca di riconoscere i dispositivi e i gusti che si incarnanino nel corpo diventato pratiche e tecniche. Le nostre percezioni del corpo sono cariche di significato culturale, poiché la struttura sociale e le concezioni del corpo interagiscono tra loro: «i nostri modi di percepire il sé e il corpo, i significati attraverso i quali li interpretiamo, sono costrutti culturali, e dunque storici, e che, in quanto tali, contengono in sé le categorizzazioni centrali della cultura in cui si formano».

Ecco perché è importante trattare del corpo come “testo” e metafora anche dei disagi di una cultura: il corpo è una forma simbolica potente, una superficie su cui sono iscritti i precetti fondamentali, le gerarchie e persino gli orientamenti metafisici di una cultura, che lo stesso concreto linguaggio del corpo rafforza.

Carcere
Perché fare ricerca in carcere, sul carcere? Come una grossa rimozione collettiva, il carcere è lì ma non si vede. È un’istituzione opaca, difficilmente accessibile, spesso ai limiti della legalità, che produce e riproduce l’ordine sociale.

Come “un contenitore di marginalità”, che punisce soprattutto i soggetti “non garantiti”, ci racconta una società incapace di integrare chi si trova ai margini.

In che modo il carcere si inserisce all’interno delle politiche di sicurezza per il controllo sociale? Quali sono i legami, i linguaggi, le culture, che mettono in relazione ció che sta dentro e ciò che sta fuori dalla prigione? Indagare questo universo in una prospettiva trasversale – che consideri le dimensioni del genere, delle migrazioni, del consumo di sostanze – ci restituisce uno sguardo sulla nostra società nelle sue contraddizioni.

Giovani
Come fare ricerca su una condizione inafferrabile e che difficilmente può essere colta attraverso il semplice criterio anagrafico?

Evocati permanentemente, rinchiusi nelle mura domestiche da un welfare familistico, ritenuti “minori” e inadeguati a riprodurre i valori sociali, infantilizzati e privati infine di ogni capacità trasgressiva rispetto al poteri degli adulti, i giovani hanno perso persino la dignità di oggetto di studio.

Le ricerche del laboratorio provano a interrogare i processi di costruzione sociale della gioventù, fuoriuscendo da una visione del soggetto come attore passivo di una sceneggiatura scritta da altri ed esplorandone viceversa le capacità di agency nella fabbricazione di culture e di stili: sulle piste degli skaters come sui palchi dei rappers, dalle gang della strada ai muri dei writers.

Sport
1933. Trollmann pugile sinti vince il titolo di campione tedesco dei pesi medi. I nazisti organizzano un incontro truccato con l’ariano Eder, a Trollamnn viene ingiunto di perdere. Trollamnn si presenta all’evento con i capelli tinti di biondo e il corpo cosparso di farina. Per il suo gesto verrà sterilizzato, internato ed ucciso in un campo si sterminio.

I nostri studi sullo sport sono racchiusi tutti in quel gesto. Non è possibile sottrarre lo sport dalla storia e dai rapporti di forza che in esso costantemente si oppongono. Se oggi lo sport ha radicalmente modificato il suo statuto diventando una diffusa pratica diversificata che contamina stile di vita, moda, linguaggio non ha mai smesso di essere uno sterminato territorio culturale che fa delle performance del corpo il luogo della riproduzione dell’ordine sociale e di una sua sfida.

Con Trollamnn ci siamo infilati i guantoni, imbiancati il corpo ed i capelli ed attendiamo insieme il suono del prossimo round.

Frontiere
La città non è mai uno spazio liscio.
Mille striature la attraversano: genere, classe, generazioni, culture, razze.
Mille check point designano gli spazi attraversabili, quelli proibiti, i luoghi di contatto e scambio, i documenti da esibire.
Lungo queste faglie intendiamo osservare i conflitti, le poste in gioco, le reinvenzioni del se’ e dei noi, i corpi.
Le frontiere cessano di essere linee fisse che separano uno spazio dall’altro per divenire mobili, incarnate, corpi in movimento che sgomitano per sopravvivere e affermare la dignità di esistere.