A proposito di spazi autogestiti in Università

Una lettera aperta nata dalla comunità accademica genovese (personale amministrativo, docenti, ricercatori, dottori, dottorandi, ecc.) a sostegno delle esperienze di autogestione e creatività culturale in Università.

Per adesioni inviare una mail a: laboratoriosociologiavisuale@gmail.com

Qui il testo completo della lettera: lettera-spazi_17_1

 

 

Genere e frontiere. Criminalizzazione delle donne in transito

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Giovedì 10 gennaio, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova dalle 10.30 alle 13 (Aula 4C4), Pinar Selek, sociologa, scrittrice e attivista, presenterà il suo lavoro ricerca sulla frontiera franco-italiana di Ventimiglia, con un seminario dal titolo “Genere e frontiere. Criminalizzazione delle donne in transito”.

Nel suo lavoro, focalizzato sulle nuove migrazioni femminili, spesso invisibilizzate nella rappresentazione dominante, la ricercatrice dell’URMIS (Unité de Recherche Migrations et Societé) riflette sulla riproduzione delle gerarchie tra i sessi in funzione dell’appartenenza nazionale, della generazione, della situazione familiare e della categoria socio-professionale e mette in evidenza gli effetti della chiusura delle frontiere sulle donne migranti, sottolineando come avviene la loro criminalizzazione e il ruolo svolto dalle retei clandestine legate al lavoro domestico e all’industria del sesso.

Per un approfondimento del tema: cliccare qui.

Incontro con Pinar Selek. I movimenti femministi in Turchia oggi

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Il Laboratorio di Sociologia Visuale insieme a AG About Gender, Non Una di Meno e Aut Aut 357 organizza un incontro con Pinar Selek, sui movimenti femministi e sul nuovo ciclo di mobilitazioni sociali in Turchia

Nata nel 1971 a Instanbul, Pinar Selek è sociologa e scrittrice, femminista e militante antimilitarista.
In molti dei suoi lavori di ricerca l’oggetto di studio è rappresentato dalle minoranze oppresse dalla Repubblica turca. Ed i suoi studi sono all’origine della persecuzione giudiziaria di cui è vittima.
Nel 1998 comincia per lei un incubo giudiziario ancora in corso; accusata di complicità con il PKK curdo, viene privata della libertà e torturata affinché confessi i nomi dei suoi intervistati.
Decidendo di non collaborare, viene imprigionata per due anni e mezzo con l’accusa di terrorismo.
Dal 2009 è costretta a vivere in esilio; rifugiata politica in Francia, conta con un importante comitato di sostegno internazionale. Attualmente è docente di Sociologia presso l’Università di Nizza si occupa di migrazioni contemporanee e frontiere dal punto di vista del genere ed è co-coordinatrice dell’”Osservatorio sulle migrazioni nelle Alpi Marittime”.

Attraverso il suo contributo si intende riflettere sull’esempio delle lotte sociali in Turchia e, in particolare, capire come in un contesto repressivo, un ciclo di mobilitazioni possa costruirsi e diffondersi, sia geograficamente che socialmente, senza essere necessariamente egemonizzato dalla violenza politica. Sfidando le verità ideologiche dello Stato-nazione e trasformando lo spazio militante dei movimenti di sinistra, i movimenti femministi hanno ispirato profondamente la storia delle lotte sociali in Turchia.
Attraverso forme di azione politica di nuova generazione e le nuove cause che hanno saputo articolare, i movimenti femministi si collocano dunque al centro di nuovo ciclo di mobilitazioni sociali nella Turchia degli ultimi decenni.

L’incontro si terrà il 10 gennaio presso l’Aut Aut 357, in Via delle Fontane 5, alle 18.
A seguire ci sarà un’aperitivo di autofinanziamento.

Per maggiori informazioni sull’evento cliccare qui.

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Illusioni e realtà. La fabbrica della memoria – Call for papers (Rabat, 25-26 aprile 2019)

La memoria è storia, credenza, rito, simbolo, conoscenza, potere e illusione. Osservabile attraverso una molteplicità di espressioni artistiche, letterarie, sociali e politiche, si configurerebbe come un racconto popolare che culla i giovani, come i canti e i balli che illuminano le serate di festa, come una visione personale delineando una combinazione di colori e forme, come una favola animata dal movimento meccanico di un film in una scatola nera.
La memoria è, in breve, un patrimonio tangibile e intangibile utile per la costruzione di identità collettive e di immaginari. Afferrare la nozione di memoria attraverso l’espressione umana (cinema, fotografia e pittura) è una prospettiva doppiamente rilevante.
Il tema del convengo, previsto a Rabat per il 25 e 26 aprile 2019, affronta la questione della costituzione della memoria sotto forma di opposizioni che creano significati, e spiegano il processo della sua trasmissione.
Sono accettati i contributi che si collocano su uno di questi assi:
1. Etnologia, antropologia (Le immmagini etnografiche in Africa e nel Mediterraneo);
2. Sociologia, Sociologia filmica;
3. Messa in scena della politica;
4. Storie e memorie contese del Marocco

Lingua di lavoro del convegno: francese
Deadline per la presentazione dei contributi: 3 dicembre

Per maggiori informazioni è possibile consultare il bando al seguente link: congresso_rabat_25-26_04_2019